
Abbiamo rivolto alcune domande a Walter Gattuso, che prima di risponderci ha fatto una interessante premessa. “Sempre più tecnologia entra nelle case, sempre più richiesta di tecnologia esce dalle case – ha esordito Gattuso – e oggi i sistemi per l’entertainment domestico sono non solo una moda, ma anche una necessità, per un coinvolgimento totale sia del nucleo familiare che della cerchia di amicizie. Oltre all’impianto, poi, si è cominciato a considerare anche la parte gestionale di ogni singolo componente del sistema e le soluzioni di integrazione, dapprima mirate solo all’ambiente, si sono estese anche alla gestione e alla regolazione dell’impianto. Da qui l’esigenza di concentrare tutti i comandi dei vari componenti in un unico pannello di controllo: una vera e propria centrale dove è possibile replicare tutte le funzioni dei telecomandi, di ogni singola apparecchiatura e di altri elementi funzionali della casa. Infatti, il passo dalla gestione dell’impianto di entertainment alla possibilità di estendere queste possibilità a tutte i componenti tecnologici della casa è stato breve. In modo semplicistico, qualsiasi apparato tecnologico della nostra casa è gestibile, l’importante è che abbia un interruttore o un telecomando. La domotica permette perfino di prepararsi un buon caffé… a patto di avere una macchina per il caffé elettrica!”.
Home Comfort & Cinema - L’impianto è straordinariamente ricco e completo,
ma anche concreto, senza inutili esibizionismi. È difficile oggi portare il cliente verso un approccio pragmatico dell’installazione, ovvero mirare alle prestazioni e alla reale fruibilità più che alle apparenze?
W.G. – No, non è difficile, c’è una sorta di affascinazione in tutto questo. La tecnologia più è complicata e più sembra affascinare. I sistemi domotici hanno preso piede proprio perché
sono affascinanti dal punto di vista del loro utilizzo. È il gusto del potere, l’avere sotto controllo tutto ciò che tecnologicamente ci circonda
all’interno della nostra abitazione. Un esempio: in uno dei nostri primi impianti di domotica, il cliente si è fatto prendere la mano da queste
possibilità gestionali. Abbiamo dovuto combattere non poco per fargli capire i limiti nell’utilizzo quotidiano, al punto che si è arrivati quasi a una sfida. Le richieste, anche se assurde, di
gestione dell’impianto, erano gare dove chi era sconfitto era quello che aveva verificato il limite dell’utilizzo della domotica. Ma questo non deve significare che il sistema abbia dei limiti, semmai questi sono solo nell’estensione ad alcuni componenti della domus e sul loro reale utilizzo programmato e coordinato.
HC - Il touch-screen permette di avere in palmo di mano non solo il sistema HT ma l’intera casa. Quanto è complicato far capire questo concetto al cliente, che invece potrebbe vedere il pannello solo come un costosissimo e inutile telecomando?
W.G. – Proprio per quell’aspetto di fascino di cui si diceva, l’utilizzo di un touch-screen aumenta questa sensazione di “potere”. Certo, è anche vero che questa sensazione diminuisce e si sostituisce a una sorta di sospetto e di ostilità nelle persone che hanno più di 50 anni, abituate al buon vecchio telecomando. Anche in campo economico, direi che c’è diversità tra giovani e meno giovani, ma soprattutto la differenza sta nel chi se lo puo o chi non se lo puo permettere.
HC - La domotica, infine, che si sta legando sempre più intimamente all’HT. Come vedete i prossimi sviluppi di mercato?
W.G. – Evidentemente la diffusione dei sistemi di domotica di alta qualità, come AMX, è legata al mercato. Oggi questo è elitario, si rivolge a quanti se
lo possono permettere e vogliono affrontare l’installazione di sistemi di domotica con prodotti di alta tecnologia. Il mercato offre anche prodotti e soluzioni a basso costo,
poco programmabili e personalizzabili nella grafica, ma questi sono solo dei
“grandi telecomandi” e non dei sistemi di gestione e automazione.